Petizione 2010 Esame di Stato V.O. – DPR328

18 settembre 2010 | Categoria: Ingegneria

Il movimento DPR 328 è nato con lo scopo di contestare, in modo civile e democratico, la privazione dei diritti professionali cui sono sottoposti tutti gli studenti di Ingegneria del Vecchio Ordinamento e tutti quei laureati che non hanno sostenuto l’esame di stato.La discriminazione che noi denunciamo si evince dalla seguente sintesi del decreto in questione: Il DPR 328 istituisce (art.2, comma 2) la sezione A per la “laurea specialistica” (3+2 anni) e la sezione B per la “laurea” (3 anni). Ognuna delle due sezioni è suddivisa in “settori”.L'Albo degli Ingegneri, in base al decreto risulta, quindi, costituito da due sezioni quella A e quella B ciascuna delle quali risulta divisa in tre settori e precisamente (art.45):

  • Civile ed ambientale
  • Industriale
  • Dell'informazione

 

Queste “sezioni” e “settori” forniscono nuovi titoli di ingegneri e diversificate iscrizioni all’Albo.Il D.P.R. 328 è in vigore dal 2 settembre 2001.L’art.49, che qui si riporta integralmente, detta le norme transitorie e finali: 

 

“1. Gli attuali appartenenti all’Ordine degli Ingegneri vengono iscritti nella sezione A dell’Albo degli Ingegneri, nonché nel settore, o nei settori, per il quale ciascuno di essi dichiara di optare.  

2. Coloro i quali sono in possesso dell’abilitazione professionale alla data di entrata in vigore del presente regolamento possono iscriversi nella sezione A dell’Albo degli Ingegneri, nonché nel settore, o nei settori, per il quale ciascuno di essi dichiara di optare.  

3. Coloro i quali conseguono l’abilitazione professionale all’esito di esami di stato indetti prima della data di entrata in vigore del presente regolamentopossono iscriversi nella sezione A dell’Albo degli Ingegneri, nonché nel settore, o nei settori, per il quale ciascuno di essi dichiara di optare.”

In altri termini, gli Ingegneri iscritti all'Albo e coloro che hanno conseguito l'abilitazione (ottenuta mediante il superamento delle due prove (una scritta ed una orale) previste dal sistema pre-vigente ) prima dell'entrata in vigore della legge vengono iscritti d'ufficio nella sezione A dell'Albo. Tali iscritti devono comunicare all'Ordine il settore o i settori per i quali ciascuno richiede di optare; l'opzione per uno o più settori è atto dovuto per gli iscritti. E’ quindi data loro la possibilità di iscriversi a tutti e tre i settori.  Coloro i quali conseguiranno l'abilitazione professionale (esame di Stato) dopo l'entrata in vigore della legge, potranno iscriversi nella sezione A (laurea specialistica) o nella sezione B (laurea breve), solo nel settore per il quale è stata conseguita la corrispondente abilitazione, articolata (Art.47 comma 3)  in quattro prove (due scritte, una orale ed una pratica). Qualora poi un iscritto ad un settore volesse richiedere l’iscrizione ad un‘altro settore della stessa sezione, l’Art.47 comma 5 prevede che ciò possa avvenire solo previo superamento di un’ ulteriore esame di stato articolato in due prove (una scritta ed una orale).Questa assurda e marchiana discriminazione limita pesantemente gli sbocchi e le aspettative professionali, ritarda ulteriormente il nostro accesso al mondo del lavoro ed aggiunge tutta una serie di ulteriori costi, quali sono quelli che il nuovo iter di abilitazione prevede,  favorendo di fatto coloro che godono del diritto di opzione sopra menzionati.  Non contestiamo il principio che fosse necessario riformare il sistema universitario delle facoltà di Ingegneria, che ogni anno determinava un’elevata percentuale di abbandoni ed era causa di una dilatazione spaventosa dei tempi per conseguire la laurea (le statistiche parlano chiaro), ma contestiamo il fatto che non sia stata prevista un’opportuna fase transitoria a garanzia di chi, come noi del movimento, ha creduto nella validità formativa del più pesante e severo Vecchio Ordinamento.       

Le caratteristiche del Nuovo Ordinamento sono tali da rendere l’iter universitario meno gravoso e più celere, grazie a consistenti tagli ai programmi didattici e alla soppressione di tutta una serie di materie ritenute fino a ieri fondamentali per i loro aspetti propedeutici.  Il DPR 328 non prevede, in altri termini, il mantenimento di quei diritti che sentiamo nostri in virtù della totale equipollenza, sostanziale e formale, del nostro percorso formativo a quello di chi si è iscritto all’Albo prima dell’entrata in vigore del decreto di cui sopra.      

L’ingiustizia nasce dall’aver imposto la retroattività del DPR 328, che colpisce coloro che non appartengono al Nuovo Ordinamento (e che quindi non godranno delle facilitazioni che questo introduce e che sono state poc’anzi sintetizzate) e che al tempo stesso non rientrano nelle categorie privilegiate di cui al comma 1,2,3 dell’art.49.   Le diversità tra i due ordinamenti e il diverso livello di competenze al quale questi conducono sono palesi e desideriamo che se ne tenga conto.Le nostre attese professionali, la fiducia che riponevamo nel sistema universitario, i nostri sforzi per procedere negli studi, spesso con numerose difficoltà a margine degli stessi e le competenze acquisite non sono state né riconosciute né tutelate e chiediamo che vi venga posto rimedio.  Le deficienze del decreto nascono sicuramente, come cita il ”documento di impegno sul DPR 328 approvato dal 46° Congresso Nazionale degli Ingegneri Italiani” (Ragusa 2001) dal fatto che “si tratta di un lavoro di una commissione che, dichiaratamente, ha operato senza preventivo, organico e tempestivo confronto con le categorie interessate”.       

Non si tratta di rivendicare privilegi di casta, in virtù di una qualche investitura divina, ma di riconoscere l’evidente diversità tra i due percorsi formativi, consentendoci l’iscrizione all’Albo degli Ingegneri secondo i criteri che sono stati applicati a coloro che si sono iscritti prima dell’entrata in vigore del DPR 328.Quanto sopra esposto  raccoglie i dissapori, le insoddisfazioni e le rivendicazioni di tutti i membri del movimento (studenti del vecchio ordinamento e laureati in Ingegneria  che non hanno sostenuto ancora l’esame di abilitazione ).Ma le iniquità degli interventi, posti in essere dal decreto, si spingono ben oltre gli ambiti della Facoltà di Ingegneria e noi del movimento intendiamo metterle in evidenza .Non è ammissibile l’accorpamento professionale con il quale si pone sullo stesso piano laureati provenienti da Facoltà in cui i percorsi formativi presentano fino a 10 esami in meno rispetto a quelli previsti nelle Facoltà di Ingegneria. Questi 10 esami implicano anni di studio e di vita, tasse universitarie, ingresso nel mondo del lavoro enormemente ritardato (e quindi stipendi non percepiti) e spese di mantenimento. Questo enorme investimento di risorse è un patrimonio che deve essere riconosciuto e tutelato! Non è corretto consentire le stesse “vesti professionali” a chi proviene da percorsi formativi di diverso spessore e “pesantezza” (a chi risultasse ingiustificata questa nostra asserzione, rivolgiamo un accorato invito a leggersi le statistiche, relative alle Facoltà Ingegneria, in merito agli anni effettivi di permanenza, al numero di persone che si ritiravano annualmente e al numero di “fughe” verso altre Facoltà per la difficile sostenibilità dell’iter didattico).Quale messaggio positivo potrà mai ricevere il giovane che si avvicina all’Università dall’ambiguità e dalle numerose incongruenze che il decreto in questione ha prodotto!Non si può ritenere sufficiente, come strumento di accertamento delle capacità e del grado di competenze acquisite da coloro che provengono da Facoltà diverse da Ingegneria, la prova di abilitazione rappresentata dall’esame di stato.La frammentazione e il riordino delle competenze relative ai diversi ambiti professionali, elaborata con lo scopo di definirne più precisi contorni, hanno dato vita, per contro, ad una “tabella”, superficiale, fuorviante e limitativa. Basti vedere la sintetica analisi del problema sviluppata nel documento di impegno sul DPR 328 approvato dal 46° Congresso Nazionale degli Ingegneri Italiani” (Ragusa 2001), dalla quale si evince, in modo insindacabile, quanto sia stata approssimativa e priva di fondamento l’analisi dei singoli settori tecnico-scientifici che ha condotto alla stesura della tabella di cui sopra. Oggigiorno si procede a certificare la professionalità del singolo individuo, i sistemi produttivi, i servizi e i prodotti  al fine di garantire livelli di qualità, affidabilità e sicurezza sempre maggiori. Quale incremento di qualità e di sicurezza vi può essere nell’assegnare competenze a chi non è stato “formato” per averle?Se allo stato attuale non mancano i contenziosi e le richieste di risarcimento per danni causati da servizi, prodotti e altro ancora, non eseguiti nei modi e nei tempi che un professionista deve rispettare, l’attuale decreto, per le vistose deficienze, incongruenze e limitazioni, non potrà che contribuire ad aumentarli.Quanto sinora esposto arreca un ingente danno economico a tutte le famiglie e ai singoli individui che hanno impegnato, spesso con notevoli sacrifici e consci delle difficoltà che derivavano dall’arduo percorso formativo, parte delle loro risorse, economiche e non, nella speranza di realizzare quel progetto ambizioso, quale era la laurea in ingegneriaSi è persa così una meravigliosa occasione per realizzare una moderna, efficiente e soprattutto equa riforma della quale nessuno di noi nega o negava la necessità.Chiediamo ai docenti, all’Ordine degli Ingegneri, ai media e a tutti coloro ai quali ci siamo rivolti di appoggiare le nostre richieste affinché vengano ripristinati i nostri diritti.      

E’ nostro fermo intento, qualora non vi sia un’adeguata presa di posizione degli Organi e delle Istituzioni competenti, far valere le nostre richieste innanzi al TAR. In tale previsione ci appelliamo a tutte le persone, che condividono quanto da noi denunciato, affinché non facciano mancare il loro sostegno, morale e materiale.Ringraziamo tutti coloro che si sono già mobilitati e che si mobiliteranno per darci il loro supporto e i loro preziosi consigli.

 

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