Costruttori di Sapere – Fotopetizione

6 ottobre 2010 | Categoria: Ateneo, Prima Pagina

«Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non ci sarebbe scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull'ingiustizia.»

Enrico Berlinguer

Parte la campagna nazionale "Costruttori di Sapere": Mercoledì 6 e Giovedì 7 Ottobre fatti fotografare con un caschetto giallo! No al DDL Gelmini che vuole distruggere l'Università. Informati e aiutaci a ricostruirla!

 

 

 

 

 

www.costruttoridisapere.it 

Lettera Aperta di Ricercatori e Studenti


Care Studentesse, cari Studenti, gentili Genitori,

come probabilmente avrete sentito, l’Università italiana vive una fase di profondissima crisi. Si parla tanto di riforme, di premiare il merito, di eliminare gli sprechi, il baronato, il nepotismo, di innalzare la qualità della didattica e della ricerca, ma finora il governo, con le ultime leggi finanziarie, è stato solo capace di ridurre del 20% i finanziamenti all’Università e alla ricerca pubblica. Del 20%!!! C’è da chiedersi: quale altro comparto del sistema statale ― Trasporti, Sanità, Giustizia ― potrebbe reggere un taglio così devastante? Allo stesso tempo è in discussione una “riforma” dell’Università (il DdL Gelmini) che, sistematicamente, va nella direzione opposta agli slogan sbandierati pubblicamente: merito, spazio per i giovani, lotta ai baronati, sostegno al diritto allo studio. Ciascuno di questi principii, che tutti condividiamo, sarà molto più lontano se questa “riforma” dovesse essere approvata.

Queste politiche avranno delle conseguenze di cui tutti devono essere informati e coscienti. La prima conseguenza sarà un aumento progressivo delle tasse universitarie, già iniziato dallo scorso anno accademico. A tale aumento ne seguiranno altri. Tra tre/cinque anni le tasse universitarie potrebbero raddoppiare. È questa la soluzione alla crisi per il nostro Paese? Perché gli altri paesi avanzati (USA, Germania, Francia) aumentano invece, a fronte della crisi, le risorse per l’istruzione, l’Università e la ricerca? Con questi tagli l’Italia è il paese europeo che investe di meno nella ricerca e nell’Università: solo lo 0,8% del PIL, cioè della ricchezza del paese. La media europea è dell’1,4%, ma i nostri principali “concorrenti” (Germania, Francia, Gran Bretagna) investono da tre a cinque volte più dell’Italia.

La seconda conseguenza sarà la riduzione dei servizi e un diritto allo studio slegato dalle condizioni economiche degli studenti . Diminuiranno le borse di studio, le mense, le case dello studente, verranno tagliati molti corsi di laurea e verrà esteso il numero chiuso a moltissimi corsi di studio. Il governo afferma di voler tutelare il diritto allo studio eppure, in 60 anni di vita repubblicana, non è mai stata fatta una seria politica in tal senso. Solo le famiglie ricche e non troppo numerose potranno in futuro affrontare la scelta di una formazione universitaria di qualità per i propri figli, con aiuti agli studenti Questo non è giusto, non è civile, non è degno del nostro Paese.

La terza conseguenza sarà la “perdita” di migliaia di persone qualificate che lavorano nell’Università. Troppo spesso la televisione e i giornali danno un’immagine distorta dell’Università. L’Università dei “baroni”, degli amici degli amici; l’Università degli sprechi e dei fannulloni. Certo, anche nell’Università, come altrove, esistono casi di gestione poco trasparente, che vanno senz’altro contrastati. Ma non dimentichiamo che vi lavorano, con spirito di abnegazione e sacrificio, e con retribuzioni che rasentano il ridicolo, migliaia e migliaia di giovani. Forse non sapete che molti di quelli che giustamente chiamate “professori” sono precari, il cui futuro è compromesso dai tagli all’Università pubblica, previsti già a partire da quest’anno; altri, molti altri, sono Ricercatori, i quali tengono i corsi senza riconoscimenti, né istituzionali né economici, facendo un’opera di volontariato aggiuntiva e gratuita che va al di là dei loro compiti. E forse voi genitori non sapete che, senza il contributo dei precari e dei ricercatori, l’Università non potrebbe garantire, nonostante l’aumento delle tasse, quell’alto livello di ricerca e formazione che, oggi più che mai, il mercato del lavoro richiede.

L’Università attende una riforma. Una riforma che punisca i privilegi, le cricche, gli sprechi e incentivi una didattica e una ricerca di qualità. La riforma del ministro Gelmini, punirà invece soprattutto i deboli, quelli che non sono tutelati, facendo pagare il conto solo alle nuove generazioni, cioè agli studenti e ai “giovani” ricercatori, precari e non. I ricercatori oggi esistenti (oltre 25.000) vengono per legge “rottamati”: la loro categoria semplicemente scompare, come se fosse inutile e improduttiva. La “riforma” Gelmini, al contrario è cucita su misura dei pochi che già oggi detengono il potere universitario (e ai quali il Governo stesso imputa il fallimento del sistema attuale!), consegnando loro “le chiavi” delle università italiane. Una “riforma” che riduce la democrazia ed il controllo sugli organi interni degli atenei; relega i giovani studiosi in un limbo di 11-13 anni di precariato (cosa impensabile in qualsiasi altro paese europeo) dopo il quale anche l’eventuale assunzione sarà incerta, poiché dipendente comunque dalle risorse finanziarie disponibili (in quel momento e in quell’ateneo) e non dal merito individuale effettivamente dimostrato. Una “riforma” che riesce nel capolavoro di mettere assieme il peggio della vecchia Università pubblica e della gestione privatistica e personalistica dei beni comuni. Basta guardarsi intorno, l’atteggiamento verso questo tentativo la dice lunga: plaudono i vecchi potentati, che non credono a tanto omaggio; la contrastano i ricercatori, i precari e gli studenti e sempre di più anche moltissimi professori, quelli che credono nella dignità del loro ruolo di educatori e di studiosi.

Per queste ragioni i ricercatori, assieme a molti studenti e a tutti coloro che hanno a cuore una Università pubblica, libera e aperta, stanno oggi lanciando alto e forte un segnale d’allarme. Chi sono i ricercatori? Per legge sono assunti e valutati solo per fare ricerca. Possono eventualmente svolgere, su base volontaria, attività didattica (seminari, esercitazioni ecc) di supporto ai corsi tenuti da professori associati ed ordinari. In realtà una parte molto consistente dei corsi, circa il 40%, sono svolti interamente dai ricercatori, come la maggiore, e forse la migliore, parte della ricerca in Italia. La riforma Gelmini li umilia, li mette ad esaurimento, non riconosce in alcun modo il contributo all’offerta formativa che hanno dato e che danno volontariamente e gratuitamente da anni. A partire da questo anno accademico, abbiamo deciso di anticipare ciò che è previsto dalla “riforma” in discussione e di concentrarci quindi sulla ricerca, non mettendoci a disposizione per l’insegnamento. Abbiamo deciso di attenerci a quello che la legge prevede per il nostro ruolo. Abbiamo deciso di dimostrare a tutti che l’Università rischia il collasso a causa di questi tagli folli e dell’assenza di attenzione nei confronti degli studenti, delle nuove generazioni, di chi dentro l’Università si impegna e lavora ogni giorno con passione e dedizione. Molti ricercatori, professori associati e ordinari, stanno aderendo in tutta Italia al questa protesta, rifiutando di assumere gli insegnamenti che lasceremo scoperti. Moltissimi tra i ricercatori precari condividono e sostengono la nostra protesta. 

A causa di questa politica dissennata l’’Italia diventerà presto un paese socialmente e culturalmente più povero. Al fine di salvaguardare la funzione strategica dell’Università in Italia, per arrivare davvero a un’alta formazione pubblica di livello europeo, per infrastrutture, diritto allo studio, dotazione di ricerca, è necessario che forte e chiara si levi la nostra voce.

In questi giorni stiamo assistendo ad un vero e proprio tentativo di compravendita dei ricercatori operato dal Governo per dissolvere la nostra protesta. Ciò che ci unisce oggi, studenti e ricercatori, è il senso di responsabilità nei confronti del futuro del Paese. Non siamo disponibili a ricatti, tentativi di contrapposizione o mercanteggiamento, vogliamo un futuro migliore per le nostre università, per il diritto allo studio, per la ricerca pubblica.

Vogliamo una Università che aiuti il paese a crescere; una Università che dia un futuro ai giovani e alla società. Perché l’Università è il cervello di un paese moderno; l’Università e la Scuola rappresentano i principali strumenti per rispondere alle sfide sociali, culturali ed economiche del futuro. Non siamo ingenui: il futuro e il benessere non ce li regaleranno certo la televisione e l’ottimismo! Per questo, studenti, genitori, è ora di portare avanti insieme questa protesta.

Da costruttori di sapere, fermiamo il ddl e ricostruiamoci il futuro!

Ricercatori della Rete29Aprile

Studenti dell’Unione degli Universitari

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