La Storia del Decreto-Legge n.112

9 settembre 2008 | Categoria: Ateneo, Prima Pagina

Fin da subito il nuovo governo ha voluto continuare il macabro lavoro di smantellamento del mondo del sapere iniziato dalle precedenti legislature. Infatti,  ha subito inserito nell’agenda dei lavori lo sconvolgimento del mondo Universitario attraverso lo sconcertante piano di Tremonti.

Difatti il Decreto-Legge n.112, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 25 Giugno, è stato presentato come “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico” ma tra gli altri provvedimenti, mette le mani in modo pesante nelle tasche dell’Università Italiana.

Uno degli aspetti più gravi è la possibilità per gli Atenei di diventare fondazioni universitarie, oltrechè un turnover tra pensionamenti e assunzioni del corpo docenti pari al 25% per i primi tre anni (ogni 5 docenti che vanno in pensione se ne assume uno)  e pari al 50% nell'andare avanti. Sempre in tale decreto-legge è contenuto un progressivo taglio ai Fondi di Finanziamento Ordinario agli Atenei per un ammontare complessivo di 1 miliardo e mezzo di euro dal 2009 al 2013, tale da far pensare che si voglia costringere gli Atenei a rivolgersi ai privati per andare avanti.

Questo significa che se le cose non cambieranno avremo da qui a tre anni Fondazioni private che sostituiscono gli Atenei con aumenti indiscriminati della contribuzione studentesca, numero chiuso nella stragrande maggioranza delle Facoltà, perchè diminuisce il rapporto che lega il numero dei docenti agli studenti; rapporto determinante per la scelta del numero chiuso come strumento di limitazione degli accessi, senza considerare tutto quello che deriva da un passaggio da pubblico a privato in un settore così delicato come quello della formazione e della conoscenza.

Se i lavori parlamentari atti a convertire il DL in Legge riusciranno a cancellare queste parti riguardanti l'Università che sono aberranti, non potremo far finta che non sarà successo nulla ma dovremo discutere tutti sulla necessità del carattere pubblico dell'Università italiana, ma se invece il panorama prospettatoci dovesse rimanere tale all'indomani della discussione parlamentare saremo, come sempre, pronti a rimboccarci le maniche per continuare a credere e a difendere un'Università… LIBERA, PUBBLICA E DI QUALITÀ!

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