PASSA LA RIFORMA MA RESTA IL DISSENSO. La maggioranza perde l’occasione di fare qualcosa di buono per il Diritto allo Studio.

15 febbraio 2017 | Categoria: Comunicato Stampa, Prima Pagina

Comunicato Stampa 14 FebbraioSitin_DSU_Gulliver_14/02/2017 2017

 

Oggi, martedì 14 febbraio è stata approvata la riforma per il riordino degli ERSU, la legge 77.

Eravamo presenti con un presidio di studenti e lavoratori, per chiedere di essere ascoltati, per una riforma del Diritto allo Studio volta a migliorare davvero un sistema già in difficoltà.

Possiamo ritenere la discussione in Consiglio quasi offensiva per noi studenti: è stato paventato un percorso di impegno e di ascolto profondo delle parti interessate, ma quello che abbiamo sempre chiesto, ovvero un unico Ente Regionale che erogasse i servizi per il diritto allo studio e che permettesse una gestione strategica e organica del sistema, come sancito anche dalla Legge di Stabilità, è sempre stato lasciato da parte.


La Giunta ha voluto insistere su questo sistema consapevole delle problematiche che porterà nel lungo periodo, ignorando le indicazioni dei direttori degli Enti regionali dell’Emilia Romagna, dell’Umbria e del Presidente dell’ANDISU, l’Associazione Nazionale degli organismi per il Diritto allo Studio Universitario, pur di seguire gli interessi territoriali.

Con questa legge si va nella direzione delle esternalizzazioni e delle convenzioni, esponendo gli studenti a trovarsi nella stessa condizione del CIDIS a Milano, ovvero con la mancata erogazione dei servizi. Crediamo che la scelta di seguire questa strada sia miope e lesiva.

Non siamo contenti delle piccole modifiche apportate alla legge, perché non risolvono il problema sostanziale che abbiamo sempre posto in questi 18 mesi di commissariamento e già dal 2011 e cioè quello della difformità di gestione e trattamento nei diversi territori.

Per questo non possiamo ritenerci affatto soddisfatti e continueremo a batterci finché non vedremo i nostri diritti costituzionali veramente applicati.

La regione Marche e tutto il Consiglio regionale dovrà prendersi la responsabilità dell'errore che sta commettendo e delle ricadute che avrà questa riforma rispetto alla vita degli studenti marchigiani.

 

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