Riforma diritto allo studio

    QUESTA RIFORMA NON S’HA DA FARE QUESTA RIFORMA NON S’HA DA FARE_GULLIVER  #STESSAREGIONESTESSIDIRITTI

    In questi anni di crisi economica, nonostante le varie amministrazioni che si sono succedute, non è cambiato l’atteggiamento di disinteresse della Regione Marche nei confronti dell’istruzione e del diritto allo studio. Al contrario, noi crediamo che queste debbano essere le colonne portanti su cui costruire il futuro della Regione e del Paese in generale, garantendo a tutti, anche a chi è privo di mezzi, l’accesso ai più alti gradi dell’istruzione. Solamente assicurando pari opportunità indipendentemente dalla condizione economica e dal territorio scelto come sede del proprio percorso di studi si potrà arrivare ad una emancipazione personale e collettiva dell’intera società.
    Purtroppo al momento nelle Marche non succede niente di tutto questo, dato che il sistema del diritto allo studio presenta carenze profonde e diffuse in tutto il territorio regionale. 
    Inoltre da ormai più di un anno è iniziato il percorso di riforma della governance degli Enti per il Diritto allo Studio: la Giunta Regionale, avendo presentato una proposta di legge che punta a delegare l’erogazione dei servizi legati alle borse di studio alle Università, sta cercando in tutti i modi di sgravarsi del peso del diritto allo studio, venendo così meno a una competenza definita dalla Costituzione, con il rischio di lasciare totalmente allo sbaraglio un sistema che già da anni versa in condizioni pietose.

    SITUAZIONE GENERALE
    Da Gennaio 2015 è entrato in vigore il decreto che definisce la nuova modalità di calcolo dell’indicatore ISEE, sulla base dei quali vengono definiti i requisiti di reddito per partecipare ai bandi per l’erogazione delle borse di studio. Questo cambiamento ha determinato un generale aumento dei redditi, senza variazioni però nella situazione economica effettiva del nucleo familiare, che ha causato una drastica riduzione del numero dei borsisti per l’A.A. 2015/16, non solo a livello regionale ma anche nazionale. In seguito alle nostre richieste, avanzate dall’UDU anche in sede di Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, il Ministro ha diramato un decreto che dava la possibilità alle Regioni di innalzare le soglie ISEE fino a un massimo di 23 mila euro. Nonostante le nostre pressioni, la Giunta Regionale ha approvato un innalzamento della soglia solo fino a 21 mila euro, ignorando totalmente i dati elaborati dall’UNIVPM e presentati in sede di Conferenza regionale per il diritto allo studio, che mostravano come non si sarebbe raggiunto il numero di borsisti dell’A.A. 2014/15 neanche adeguandosi al limite massimo stabilito dal Ministero.
    L’aspetto paradossale di questa situazione è che, pur essendo diminuito il numero degli aventi diritto, a molti studenti, anche se idonei, non sono stati e non saranno erogati i benefici del Diritto allo Studio a causa della carenza di risorse. In moltissimi casi gli studenti non riceveranno la borsa di studio per intero: la quota contante, ad oggi, non verrà corrisposta alla totalità degli studenti borsisti di Camerino, Macerata e Urbino, ma solo ad una parte estremamente esigua di essi, inficiando una voce fondamentale della borsa di studio che consente di sostenere la spesa alimentare, il costo dei libri, del materiale didattico e dell’abbonamento ai mezzi e che quindi è necessaria per assicurare allo studente non solo una partecipazione formale alle attività didattiche, ma anche una vita dignitosa nel contesto universitario, che permetta lo sviluppo umano oltre che puramente accademico, senza che ciò costituisca un eccessivo peso per le famiglie.
    Il D.S.U. è un diritto costituzionalmente garantito anche (e soprattutto) nei confronti dei meno abbienti e senza mezzi necessari per potersi permettere un percorso universitario. Per questo lo Stato e tutti gli enti di riferimento hanno il dovere di eliminare gli ostacoli di questi soggetti e garantire loro la possibilità di studiare. 

    Un altro grande problema del Diritto allo Studio nella nostra regione è quello degli studentati: essi si trovano in uno stato di fatiscenza ed inadeguatezza. Questa situazione è da imputare a problemi sia di carattere strutturale che funzionale. Gli alloggi sono destinati, con priorità, agli studenti vincitori di borsa di studio, che si trovano di fatto costretti a non poter rinunciare a questa sistemazione, seppur indecorosa, perché non avrebbero risorse necessarie per affittare una stanza da privati; gli alloggi rimasti liberi dopo l’assegnazione agli studenti borsisti possono essere presi in affitto (generando degli introiti per gli ERSU) anche dal resto della popolazione studentesca, che però, vista la situazione delle strutture, non considera questa ipotesi e preferisce affittare una stanza al di fuori dello studentato, trovandosi a sottoscrivere contratti d’affitto spesso svantaggiosi. A nostro avviso gli studentati non devono essere viste come dei “ghetti” in cui confinare gli studenti borsisti, ma dei luoghi di crescita personale e sociale: dovrebbero essere valorizzati, non solo come “case” ma anche come strutture di rilevanza aggregativa e formativa, affinché tutti gli studenti, quindi anche i non borsisti facciano richiesta di vivere nello studentato.
    E’ necessità impellente la ristrutturazione delle residenze universitarie: ci sono evidenti problemi di infestazioni, infiltrazioni e impianti inadeguati. É necessaria, da subito, una politica seria di investimento sulle case dello studente. 
    La ristrutturazione deve tenere conto anche delle particolari esigenze degli studenti che hanno uno stato di disabilità motoria. Troppe sono le barriere architettoniche che impediscono l’accesso a luoghi e limitano perciò le possibilità e l’indipendenza dei ragazzi disabili nel loro vivere quotidiano. Dentro e fuori dalle residenze universitarie le possibilità di movimento sono fortemente ridotte e condizionate dall’accompagnamento dell’assistente.
    Questa situazione presenta le maggiori criticità nella città di Ancona. Il numero di posti letto è assolutamente insufficiente se rapportato al numero di studenti iscritti, inoltre le strutture, non essendo di proprietà dell’Ersu, non si prestano ad essere utilizzate come residenze universitarie. Poi c’è la grande incompiuta del Buon Pastore, uno stabile inizialmente progettato come campus universitario che dopo una spesa già effettuata di svariati milioni di euro è ancora ben lontano dal suo completamento, nonostante il termine dei lavori fosse previsto per Settembre 2014.

    Allo stato attuale, il servizio dei trasporti pubblici, sia su ferro che su gomma, è un’altra nota dolente per tutti gli studenti della regione. Le corse sono poche, gli orari non corrispondono alle esigenze degli studenti, spesso occorre effettuare numerosi cambi. I ritardi dei mezzi sono all’ordine del giorno, così come il loro sovraffollamento. Inoltre, il costo è eccessivo e la qualità del servizio è scadente. Per queste ragioni, riteniamo fondamentale una riorganizzazione dei trasporti pubblici su scala regionale. Parallelamente a questo, è necessario abbattere i costi dei mezzi pubblici: il costo degli abbonamenti dovrebbe essere proporzionale alle condizioni economiche dello studente. Inoltre tutti gli ERSU dovrebbero prevedere delle agevolazioni per il trasporto urbano ed extraurbano rivolte agli studenti vincitori di borsa; questo al momento non è previsto ad Urbino, Ancona e Camerino. 

    Per quanto riguarda invece l’assistenza sanitaria gratuita per gli studenti fuori sede, questa presenta evidenti carenze in alcuni atenei marchigiani. Il servizio è stato istituito a livello regionale nel 2008 ed entrato in funzione nel 2011, in seguito allo stanziamento di 40 mila euro. Purtroppo di questi fondi gli ERSU hanno avuto a disposizione solo una piccola parte, cosa che ha portato alla sospensione del servizio in tutte le città fatta eccezione per Macerata, dove funziona regolarmente, e per Urbino, dove esiste un ambulatorio all’interno di un collegio.

    Alla luce di tutte queste problematiche, non siamo soddisfatti del finanziamento che la Regione Marche predispone annualmente per il Diritto allo Studio. Risulta evidente che gli ormai soliti 3 milioni di euro annui non siano adeguati per far fronte alla copertura dei servizi essenziali, tantomeno per sanare le situazioni critiche che ormai sono in eccedenza nella nostra regione e rischiano di portare il sistema al collasso.
    A questo proposito, risulta inaccettabile l’aumento della tariffa per il servizio di ristorazione approvata in Conferenza regionale. La tariffa inizialmente proposta prevedeva un incremento da 5 a 6 €, ma al termine di un’accesa discussione è stata approvata una mediazione pari a 5,50 €. Non troviamo comunque giustificazione ad un tale incremento, alla luce della qualità del servizio, in alcuni casi scadente. Inoltre alzare le tariffe significa continuare a scaricare sugli studenti quelle che sono le responsabilità che competono al Consiglio Regionale, ossia prevedere un ingente stanziamento sul capitolo del Diritto allo Studio. 

    
    RIFORMA
    Alla luce di questa situazione ai limiti dell’insostenibile, sarebbe logico aspettarsi che la Regione, soggetto che per Costituzione è responsabile del diritto allo studio, si faccia carico della questione e si assuma le proprie responsabilità di fronte agli studenti. Invece non è successo niente di tutto questo, anzi, l’Assessore al Diritto allo Studio Loretta Bravi, forte dell’appoggio del Presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli e della Giunta regionale, ha presentato una proposta di riforma sulla governance degli ERSU che ha come unico obiettivo (non dichiarato) quello di trasferire la gestione dei servizi e del diritto allo studio in generale alle Università. In questo modo la Regione punta a sbarazzarsi della responsabilità economica di un sistema che versa in condizioni ormai pietose e che lasciato in mano alle Università, prive di mezzi sia economici che gestionali per sostenerlo, andrebbe in contro al collasso.
    Entrando nel merito della proposta di riforma, diversi sono i passaggi poco chiari o che comunque destano ben più di qualche perplessità. 
    In primo luogo, è prevista l’istituzione di un ente regionale (ERDIS) con il compito di stipulare convenzioni con le Università o loro consorzi per la gestione degli interventi. Un sistema di questo tipo, che già sarebbe difficilmente sostenibile per le Università in condizioni “normali”, diventa impossibile pensare di poter gestire i servizi legati al diritto allo studio con un finanziamento, peraltro insufficiente, programmato solo fino al 2018, come previsto dalla proposta di legge. In Italia una governance simile è stata attuata solo a Milano, attraverso un consorzio intercomunale (CIDIS) costituito da tre Università ed alcuni Comuni; questa gestione è durata solo due anni, dopodiché i finanziamenti regionali sono terminati e alla data 31 Ottobre 2016 il consorzio ha chiuso, lasciando le Università sole e senza alcun finanziamento a dover gestire interamente il diritto allo studio. Ci sembra di rivivere la stessa identica situazione.
    Inoltre la creazione dei consorzi trasformerebbe il diritto allo studio marchigiano in un sistema competitivo di stampo privatistico, che porterebbe inevitabilmente ad un’accentuazione delle già radicali differenze nell’erogazione dei servizi per le quattro città sedi d’Ateneo, senza peraltro alcuna possibilità di miglioramento della condizione degli studenti.
    In più, tra le funzioni dell’ERDIS, risulterebbero anche quelle di eseguire i controlli sulla qualità delle prestazioni e dei servizi erogati ed effettuare il monitoraggio della gestione degli interventi. La cosa che ci rende più perplessi, è la presenza del solo Direttore come unico organo di questo Ente, oltre al Revisore dei conti. Riteniamo che sia imprescindibile servirsi di organi consultivi e propositivi che possano presentare il loro apporto nell’adempimento delle suddette funzioni e nella stesura delle relazioni annuali. 
    In generale questo denota una mancanza di democraticità e rappresentatività delle parti sociali coinvolte nei processi decisionali, confermate dalla mancanza di partecipazione consultiva e propositiva da parte dei territori interessati per quanto riguarda la stesura e approvazione dei piani annuale e triennale di intervento, all’interno dei quali vengono definiti gli strumenti della programmazione regionale (tariffe, requisiti di credito e merito…) ed individuati gli obiettivi e le priorità tra i diversi ambiti relativi alla gestione ed erogazione del diritto allo studio.

    Affinché la legge regionale possa essere strumento concreto di miglioramento e attuazione del diritto allo studio nel nostro territorio, deve basarsi sui principi fondamentali di opportunità ed equità; la possibilità di ogni Ente di gestirsi in maniera autonoma ha fatto sì che negli anni le disparità territoriali crescessero e che gli studenti universitari delle Marche ricevessero trattamenti differenti da un territorio all’altro.
    La riforma E.R.S.U. deve basarsi su un accentramento decisionale e programmatico, assicurando che, almeno nella stessa regione, lo studente possa ricevere gli stessi servizi da un Ente Regionale. Tutto ciò al fine di garantire agli studenti universitari iscritti presso gli Atenei marchigiani l’uniformità dei servizi erogati e la standardizzazione dei rispettivi costi, salvaguardando le peculiarità territoriali, la fruibilità dei servizi e la vicinanza dell’ente agli studenti; a patto però che questi standard si adeguino alle punte di eccellenza e non di deficit.
    Inoltre la Regione e gli organi competenti si dovrebbero impegnare a realizzare interventi a favore della generalità degli studenti, con precedenza ai capaci e meritevoli ma privi di mezzi, affinché si vada ad attuare una politica di welfare studentesco sul territorio regionale, così da andare finalmente a istituire la figura dello Studente Universitario Marchigiano. Occorre prevedere che la fruizione dei servizi sia totalmente gratuita per gli studenti borsisti ed introdurre parallelamente un sistema di fasciazione per la generalità degli studenti, proporzionale alla condizione economica.

    E’ prioritario, per garantire democraticità nei processi decisionali e propositivi, che in ogni momento di decisione politica, programmatico, attuativo e di monitoraggio, ci sia il coinvolgimento di tutte le rappresentanze dei portatori di interesse.

    A nostro avviso, come già sostenuto da tutti i presidenti dei Consigli Studenteschi delle Marche in un documento presentato in svariati incontri e tavoli di confronto sulla riforma, alla presenza dell’Assessore Bravi, dei sindacati, dei Rettori e dei rappresentanti dei Comuni, l’unica strada possibile per il perseguimento di tali finalità è l’istituzione di un unico ente marchigiano per il diritto allo studio. 
    Questo ente tra gli organi, oltre al Direttore e al Revisore dei conti, deve prevedere un unico Consiglio di Amministrazione (CdA), che definisca obiettivi e programmi da attuare e verifichi la rispondenza dei risultati della gestione amministrativa alle direttive che impartisce. Quanto emanato a livello regionale, viene attuato concretamente nelle città sedi di Ateneo da quattro Centri Territoriali. Questi sono affiancati da Comitati Territoriali, ossia organi con funzioni consultive e propositive in relazione agli interventi, ai servizi e alle prestazioni. Il Comitato fa pervenire al CdA i propri contributi in merito alle proposte per la predisposizione dei piani annuale e triennale; organizza l’attuazione degli interventi previsti dal piano annuale e formula proposte relative agli interventi, ai servizi ed alle prestazioni da attuare; inoltre presenta ogni 6 mesi delle relazioni al consiglio di amministrazione sui servizi e sull’efficacia delle attività di gestione degli stessi. 

    Troppo spesso in questo percorso di riforma le proposte degli studenti, principali portatori di interesse della tematica in quanto fruitori dei servizi, non sono state ascoltate. L’Assessore Bravi non è mai stata disposta a mettere in discussione la sua proposta di legge, neanche a fronte di un documento firmato da tutti i Presidenti dei Consigli Studenteschi delle Marche, rappresentativi quindi di tutti gli studenti della regione, dove venivano espresse le nostre perplessità in merito.
    Siamo stanchi di giocare un ruolo secondario in una partita dove dovremmo essere noi i protagonisti indiscussi!
    Chiediamo che la Regione faccia un passo indietro e ritiri questa proposta di riforma, perché vogliamo continuare a studiare nelle Marche e per farlo abbiamo bisogno che il diritto allo studio sia veramente garantito, così da permettere a tutti di affrontare un percorso di studi sereno e senza alcun ostacolo.
    Vogliamo una riforma pensata per gli studenti!

    ACU Gulliver Sinistra Universitaria – UDU Ancona

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